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Anthony  Giddens Anthony Giddens
Sociologo e politologo/Parlamentare della Camera dei Lords
London School of Economics & House of Lords, UK


Anthony Giddens, sociologo inglese, è considerato a oggi uno dei più conosciuti e autorevoli scienziati sociali a livello mondiale. Nato a Londra nel 1938, si laurea presso la Hull University nel 1959. Successivamente consegue il master presso la London School of Economics e poi, nel 1974, il dottorato (PhD.) all'Università di Cambridge. Nel frattempo, nel 1961 comincia ad insegnare psicologia sociale presso la University of Leicster, per proseguire poi l'insegnamento presso l'università di Cambridge, dove resterà per molti anni, fondando il Comitato di Scienze politiche e sociali (SPSc). Il suo importante libro del periodo è Capitalism and Modern Social Theory (1971). Nel 1976 pubblica New Rules of Sociological Method. Nel 1979 viene pubblicato Central Problems in Social Theory e, nel 1984, The Constitution of Society. Nel 1997 diviene direttore della London School of Economics (fino al 2003) e membro del consiglio direttivo dell'Institute for Public Policy Research. In questo periodo si affaccia anche alla politica divenendo consulente dell'ex primo ministro britannico Tony Blair. A portarlo alla ribalta sulla scena politica è soprattutto la sua idea di "terza via" (nel proporre una nuova forma di riformismo tra vecchio socialismo e nuovo capitalismo) che sarà al centro dell'indirizzo politico formulato da Blair e Clinton. Nel 2004 Giddens diventa uno dei fondatori della casa editrice accademica Polity Press, e nello stesso anno viene insignito del titolo di baronetto ed entra nella Camera dei Lords come Baron Giddens of Southgate.

Tra le sue opere più importanti pubblicate in italiano: Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo (1990), La terza via. Manifesto per la rifondazione della socialdemocrazia (1999); Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita (1999); Cogliere l'occasione. Le sfide di un mondo che cambia (2000), L'europa nell'età globale (2006), Le trasformazioni dell'intimità. Sessualità, amore e erotismo nelle società moderne (2008).

Il dibattito promosso dal WSS sul tema della paura quale tratto peculiare e ineliminabile della società contemporanea trova nel contributo di Anthony Giddens la voce autorevole di uno studioso che da anni dedica la sua attenzione ai processi sociali del nostro tempo, i quali si trovano a fronteggiare situazioni di rischio e di pericolo assolutamente sconosciute per la storia passata. Egli sostiene, in particolare, che i cambiamenti avvenuti nelle istituzioni e nella vita di ogni giorno durante gli ultimi decenni non implicano il passaggio ad una nuova fase sociale che sia il superamento della precedente (la post-modernità), ma piuttosto rappresentano una radicalizzazione delle caratteristiche principali della modernità (tardo-modernità).

Di questa "modernità radicale" la globalizzazione costituisce uno dei tratti dominanti. Frutto della separazione dello spazio e del tempo(disembedding), nel senso che lo spazio sociale non è più circoscritto dai confini spaziali e temporali entro i quali ci si muove, ne Le conseguenze della modernità (1990) la globalizzazione viene definita in particolare come "l'intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti facendo in modo che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa". In sostanza i processi di globalizzazione si manifestano come intersezione di esperienze, come intrusione della distanza nel locale.

Il globale entra nella vita quotidiana degli individui soprattutto attraverso i processi di mediatizzazione dell'esperienza. Rivoluzionando proprio le nozioni tradizionali di spazio e tempo, i media elettronici hanno reso possibile, infatti, lo stabilirsi di relazioni sociali indipendenti dai contesti locali di interazione. Eventi lontani possono divenire altrettanto o più familiari dell'universo di presenze locali con le quali l'individuo entra quotidianamente in contatto e la distanza, dunque, può essere integrata nel quadro dell'esperienza personale. E' così che gli individui divengono membri di una comunità globale dalla quale nessuno può chiamarsi fuori, che non nasce per effetto di un processo di omogeneizzazione culturale, ma come risultato della partecipazione degli individui ad avvenimenti planetari nonché della presa di coscienza di rischi globali che producono effetti di ricaduta sulla vita dei singoli.

In tal senso, Giddens guarda al fenomeno della globalizzazione non semplicemente come a una questione macro sociale, che interessa solamente i grandi sistemi (i mercati finanziari, gli stati, ecc.), bensì a un complesso di dinamiche più articolato le cui conseguenze si producono anche e soprattutto nella vita di ogni giorno: le modalità attraverso le quali stringere nuove relazioni si ampliano e diventano sempre più ambigue, i sistemi tradizionali della famiglia o del vicinato cambiano, le conoscenze aumentano e spesso diventano più condivise con un accesso alle informazioni sempre più oggetto di potere e conflitti, i movimenti migratori fanno comparire nuove popolazioni con cui bisogna convivere, emergono modalità di comportamento e stili di vita prima sconosciuti, si indebolisce il senso di appartenenza alla comunità nazionale quale conseguenza del rafforzamento d un'identità globale e simultaneamente rinascono particolarismi regionali e locali, ecc. La globalizzazione trasforma persino le nostre città, i nostri negozi, i nostri divertimenti, le nostre concezioni politiche, la nostra visione di "nazione" e di "stato", la nostra rappresentazione di ciò che è "passato" e di ciò che è "moderno".

Questi processi trasformano la caratteristiche e il ruolo della nazione, della famiglia, del lavoro, della tradizione e della natura che diventano "istituzioni-guscio", le quali finiscono per non adattarsi alla società globale cosmopolita e per generare negli individui un senso di impotenza che non è il segno di un fallimento individuale ma riflette l'inadeguatezza delle nostre istituzioni. Pertanto, se la globalizzazione è percepita spesso come selvaggia e senza etica è perché le istituzioni tradizionali non sono state ripensate e adattate ai nuovi compiti che sono chiamati a compiere nella realtà sociale attuale, al fine di rendere possibile il controllo democratico proprio di quel complesso di cambiamenti e tendenze. Una mancanza, questa, che radicalizza le patologie dell'Io e acuisce la crisi del legame sociale, moltiplicando sia le ragioni dell'illimitatezza sia i fattori di insicurezza e di paura dal momento che l'essere umano si sente chiamato a risolvere da solo, privatamente, problemi di ordine strutturale.

Ciò non comporta che le istituzioni tradizionali debbano essere smantellate e sostituite con nuove e "inesperte" istituzioni. Al contrario, come Giddens ha ribadito recentemente ne L'europa nell'età globale (2006), gli stati-nazione così come gli organismi sopranazionali, per esempio, hanno ancora un ruolo da giocare e un potere da esercitare, ma perché essi diventino efficaci necessitano di una riformulazione delle strutture e delle modalità di funzionamento; riformulazione che dovrà costituire l'oggetto principale dell'agenda del futuro. Perché è dalla autorità e soprattutto dall'autorevolezza delle istituzioni che i cittadini dovranno trovare il coraggio e la forza di "fidarsi" a non avere paura.

 
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