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Zygmunt Bauman
Sociologo
Leeds University, UK
Zygmunt Bauman è Professore Emerito di Sociologia, avendo servito come professore, e varie volte come rettore, del dipartimento di sociologia all'Università di Leeds dal 1972 al 1990. Precedentemente ha insegnato all'Università di Varsavia fino al 1968 e poi all'Università di Tel Aviv, ed è stato "visiting professor" di varie università prima di approdare a Leeds. Bauman è Professore Emerito anche dell'Università di Varsavia. Zygmut Bauman è conosciuto in tutto il mondo per libri come "La Decadenza degli intellettuali. Da legislatori a interpreti" (1987), "Modernità e olocausto" (1989), "La società dell'incertezza" (1991), "Le Sfide dell'etica" (1993), e "Modernità liquida" (2000). Bauman è autore di più di venti libri e numerosi articoli. La sua reputazione, anche se gia ben affermata negli anni settanta sia in Europa che negli Stati Uniti, crebbe esponenzialmente soprattutto alla fine degli anni ottanta, ed oggi Bauman è considerato uno dei più grandi teorici sociali del ventesimo secolo e il più autorevole sociologo della post-modernità. Bauman è stato vincitore del Premio Europeo Amalfi per la Sociologia e le Scienze Sociali nel 1990 e dell' Adorno Prize nel 1998. Il tema della paura, oggetto del WWS, è da sempre al centro dell'interesse scientifico di Zygmunt Bauman per quanto abbia trovato una specifica trattazione solo nel 2008 con la pubblicazione del volume Paura Liquida. Da tempo, infatti, in tutte le sue opere più recenti (La società individualizzata, Modernità liquida, La solitudine del cittadino globale, Fiducia e paura nella città, ecc.) egli si è soffermato a riflettere su questo sentimento che individua come elemento intrinseco della società post-moderna. La paura è "il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c'è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla". E' il nome che l'individuo dà alla sottile angoscia che nasce dalla sua incapacità di dominare e indirizzare le conseguenze dei profondi cambiamenti che stanno attraversando la nostra epoca. All'apertura del nuovo millennio, infatti, la società post-moderna appare compressa tra due fenomeni solo in apparenza contraddittori: da un alto, la globalizzazione dei mercati, la loro crescente liberalizzazione e la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e di informazione, che ha prodotto omologazione degli stili di vita, oltre che dei consumi, e messo in moto tutta una serie di relazioni e di attività umane produttrici di interdipendenza tra società, culture, popolazioni. Dall'altro, l'affiorare di una società "individualizzata", concentrata, pertanto, sui bisogni, sui vissuti e sulle risposte individuali. La globalizzazione, in particolare, attiva processi dotati di moto proprio, spesso spontanei e imprevedibili, così come privi di controllo. Processi che incidono sulle condizioni di vita degli individui, talvolta senza che questi possano determinarli o influire su di essi, e che, dunque, li espongono di fatto all'insicurezza endemica della loro posizione e all'incertezza delle loro azioni. In questo senso, la società attuale viene a configurarsi, per Bauman, come "società dell'incertezza", in cui le trasformazioni in atto degli assetti economici, sociali e culturali hanno messo in crisi gran parte dei punti di riferimento su cui, in passato, si costruivano le prospettive essenziali della propria esistenza. D'altro canto, la dimensione sociale dell'incertezza innesca e alimenta l'individualizzazione della società, in cui le contraddizioni sistemiche, pur essendo prodotti sociali, sono vissute ed affrontate sul piano individuale, quali esperienze per lo più private, cui i singoli devono far fronte per lo più da soli. Quasi come se l'assenza di garanzie di sicurezza per la propria persona, la precarietà del futuro e la carenza di fiducia nel prossimo e nelle istituzioni costituiscano un impedimento alla volontà di assumersi i rischi dell'azione collettiva. E, conseguentemente, rendano tutti ripiegati su stessi e chiusi nel loro "piccolo". E' così che nella parte del mondo più modernizzata, che gode di beni e comfort senza precedenti, l'ossessione per la sicurezza ha generato una sorta di assuefazione a ogni tipo di paura. Di queste paure Bauman prova a fare un inventario (paura della morte, del globale, dell'ingestibile, ecc.) nel tentativo di scoprirne le origini comuni e soprattutto di esaminare i modi per disinnescarle perché, a differenza che nell'animale, nell'uomo la paura "orienta il comportamento dopo avere modificato la sua percezione del mondo e le aspettative che ne guidano le scelte". I pericoli che possono creare le condizioni di uno stato di costante allarme e, quindi, di paura, sono fondamentalmente di tre tipi: quelli che minacciano il corpo e gli averi, quelli di natura generale, che riguardano la stabilità e l'affidabilità dell'ordine sociale, e quelli che insidiano la propria collocazione nel mondo e la propria identità, esponendoci alla possibilità di essere umiliati ed esclusi a livello sociale. Ma, avverte Bauman, la paura più temibile è quella "liquida", cioè priva di un indirizzo e di una causa chiari, quella che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente. La paura, inoltre, è caratterizzata dall'ubiquità perché "può uscire da qualsiasi angolo o fessura della nostra casa o del nostro pianeta": dalla strada, dalle persone che conosciamo o dagli sconosciuti, dalla natura, da altri popoli percepiti spesso come alieni e ostili. E' un virus che diffondendosi si alimenta a sua volta e alimenta la conseguente impotenza nell'affrontarlo, visto che è quasi impossibile individuare la sua fonte primaria, dato che ogni volta che si pensa di averla individuata ci si trova persi in un labirinto di specchi che riflettono l'immagine di individui soli di fronte a se stessi. Nelle società capitalistiche, peraltro, le strategie di contenimento della paura riflettono le diseguaglianze sociali e di classe presenti nelle società e, perciò, sono diversificate a seconda dei livelli di reddito e di status. Il che genera a sua volta un'altra paura, soprattutto da parte di chi occupa posizioni di svantaggio sociale, e cioè quella di esserne esclusi. Da cui, il possibile successo dei messaggi tranquillizzanti, seppur minacciosi, verso le fonti di volta in volta individuate della paura, lanciati dai movimenti politici su base religiosa o di quelli xenofobi e razzisti. O di politiche che oscillano tra misure prescrittive e normative dei comportamenti individuali stabilite dallo stato e una complementare cancellazione dei diritti sociali della cittadinanza, ritenendo la protezione di fronte all'economia di mercato quasi esclusivamente privato un fatto privato. Ciò nondimeno, la società individualizzata non è semplicemente un destino a cui non si può sfuggire, ma anche un ostacolo da affrontare. Rispetto alle possibili soluzioni, Bauman non offre ricette, ma si prefigge unicamente di "avvertirci del tremendo compito che dovremo certamente affrontare per gran parte di questo secolo nella speranza che l'umanità sappia portarlo a termine e, alla fine, si senta più al sicuro e sicura di sé di quanto non fosse all'inizio".
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