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Intervento di Ashis Nandy (Center for the Study of Developing Societies, India) al World Social Summit
Dall'epoca dell'ansia all'epoca della paura

Sintesi dell'intervento

Quando si è parlato dell'inizio dell'era dell'ansia si parlava dell'Occidente moderno con il suo individualismo, una fiorente cultura di classe media e la visione di una trionfante civiltà urbano-industriale. In questa epoca la parola timore riconduceva alla paura della solitudine, dell'alienazione, dell'anonimato, della perdita della consapevolezza. Coloro i quali parlavano di queste paure non prendevano in considerazione le paure meno rispettabili che hanno alimentato le terre più lontane dall'Occidente, come la fame, la perdita di dignità, dell'identità, l'umiliazione: erano considerati come sottoprodotti, come conseguenze di una fase storica ormai superata.

Il progresso è stato definito come il passaggio dall'età della paura a quella dell'ansia, ma anche negli interstizi della preoccupazione che caratterizza la nostra epoca sono presenti delle paure che possono considerarsi primitive: la paura delle conseguenze delle nuove scoperte scientifiche, delle armi biologiche, dell'annientamento, dei totalitarismi, del dissenso che ha reso centrali le questioni della censura e la sorveglianza in molti paesi occidentali.

Ora di fronte a noi si è aperta ora una nuova epoca: quella del terrore, che ha avuto inizio con l'11 settembre e con gli attacchi secondo molti di matrice islamica.

Voglio ricordare però anche che i Pashtun, che sono stati associati alla tragedia delle Torri Gemelle, sono stati anche definiti da Ghandi i migliori esempi della lotta non violenta. Quali sono i veri Pashtun? Quelli di ieri o di oggi? I due fili conduttori della storia mi piace pensare che facciano parte della stessa cultura di questo popolo. Quello che prevale dipende da forze esterne che impattano su tutti i popoli: io sono angosciato dal fatto che non venga data la giusta importanza a queste forze che possono impattare sia sul potenziale di violenza di un popolo ma anche, è bene ricordarlo, su quello di non violenza.



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