La legittimazione della paura
Sintesi dell'intervento Niente da temere, eccetto la paura. Parole di Franklin Delano Roosvelt nel 1933, ai tempi del crollo del sistema finanziario, quando il mondo si confrontava con la paura paralizzante della Grande Depressione. Questa frase non riesce a soddisfare le paure attuali, ma riesce a dare ad esse un nome e attira l'attenzione sulla paura stessa. Così si è spostata l'ansia della società americana sul terreno della psiche. Paura come ansia, timore, terrore, panico, timidezza. Da dove nasce la paura? L'etimologia ha origine dal mito greco di Fobos, da cui 'fobie'. Quale valore per l'anima? Quale ruolo e valore della paura nel cosmo, se ne ha alcuno? La legittimazione dal punto di vista cosmico è stata esaminata da Darwin. La paura è una "risposta di sussulto". La risposta può essere duplice, come nel caso di un attacco: si può fuggire o combattere. Ripartendo da Roosvelt, la paura è importante per vivere, e questa è una legittimazione importantissima. Senza paura staremmo sotto al temporale senza timore dei lampi, senza paura potremmo toccare un cane che mostra i denti. È la paura che ci fa capire che ci sono dei pericoli. Perché l'autopreservazione è la legge della natura, ancor prima che l'idea fosse usata dai darwinisti per la tirannia economica, ed è la prima legittimazione della paura. L'idea più significativa su cui ho lavorato è la vera paura accompagnata da una credenza. Perché la coscienza sperimenta il mondo attraverso la paura e viene bloccata dalle proprie credenze. Per fare un esempio, se io temo qualcosa o qualcuno a cui ho dato una qualità di essere orribile - come un kamikaze - questo orribile entra all'interno della cosa, nel cuore della cosa e ne diventa parte integrante e ci accompagna con le emozioni. E così è il desiderio a rendere qualcosa desiderabile, così come è il disgusto a rendere l'oggetto orribile e odioso: il mondo si trasforma nel male che la paura ha conferito all'oggetto stesso. Questo è quello che sperimentiamo nella vita noi tutti. E così finiamo per vivere in un mondo di premonizioni magiche, di supposizioni sul futuro. La paura proietta le conseguenze che potrebbero verificarsi o essere immaginarie. Citando Russell sull'analisi della credenza, il contenuto in cui noi crediamo ci porta ad agire, mettiamo in atto le nostre credenze, agiamo nel modo in cui crediamo. Più diventiamo motivati, più diventa sicuro e giustificato il nostro modo di vedere. Se noi potessimo spostare questo sistema di credenze, le paure non sarebbero così solidificate. Esiste una coesione sociale quando c'è una corrente positiva di sostegno reciproco. Ma questa corrente può essere anche negativa, come dice Hobbes, rendendo ognuno di noi un individuo isolato e sospettoso. Quanto al ruolo della paura nella politica, lo Stato non può contare sulla paura perché promuova la coesione sociale. Spesso lo Stato riesce a rafforzare le credenze con la propaganda di oggetti inventati che possono creare paura, e si legittima come colui che riesce a tutelare i cittadini contro la paura. E allora è opportuno parafrasare Roosvelt: niente da temere, tranne quello che si crede. Perché bisogna non sentirsi bloccati dalle nostre aspettative del male e che il mondo si trasformi nel male generato dalle nostre paure. Infine, pongo degli interrogativi: qual è l'importanza della paura? Perché esiste? Qual è la sua legittimazione? La paura è innata non solo nell'uomo, ma in tutto ciò che esiste: uccelli, luna, sole. Quello che i buddisti chiamano il mondo pieno di paura e di terrore. La società ha messo a punto piattaforme della sicurezza, appelli al coraggio morale, capacità di combattere per tenere a bada le paure. La paura riesce a paralizzare ogni più piccolo movimento quando abbiamo un incubo, e questo istante di paralisi presenta la prima libertà: non siamo legati a nulla tranne che alla morte, ovvero all'ignoto inconoscibile. Secondo Aristotele, la paura è l'aspettativa del male. Dare un nome al male ci obbliga ad agire in modo ostile, aumentando l'energia e perdendo di vista l'obiettivo. La paura crea un'umiltà umana. La paura è la prudenza primordiale e questa nozione di paura istintiva agisce come l'angelo custode. Citando Amos Oz, possiamo dire che il rimedio contro il fanatismo è la cura dell'immaginazione, cercando di potenziare la nostra capacità di immaginare gli altri a qualunque livello.
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